Star-Lord: Anno Uno e Rocket Raccoon & Groot: Segreti del Mestiere

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Le vacanze sono finite e dopo una luuunga pausa estiva sono tornato! Per recuperare un po’ del tempo perduto, invece di recensire i numeri singoli dei mensili cercherò di parlare di cicli completi (per quanto possibile). Oggi si comincia con la conclusione di Star-Lord: Anno Uno, la riscrittura delle origini di Star-Lord (il primo capitolo lo trovate qui), e con il primo ciclo di Rocket Raccoon & Groot, ovvero con i numeri dal due al cinque di Guardiani della Galassia presenta: Star-Lord (che poi sarebbero i numeri dal 17 al 20 della vecchia numerazione).

Anno Uno, un titolo che personalmente mi fa pensare a Batman e al celeberrimo ciclo di Miller e Mazzucchelli. Ecco, Star-Lord Anno Uno non diventerà mai né celebre né altro. La coppia Sam Humphries (testi) e Javier Garron (disegni) ci consegna una storia ben disegnata senza dubbio, ma fragile e piena di buchi, che ha fondamentalmente un solo scopo, assimilare lo Star-Lord dei fumetti a quello dell’universo cinematografico. Quindi fuori le precedenti origini e dentro Yondu, i Ravager, l’orripilante elmetto del film e una colonia terrestre extramondo (e siamo nel passato dell’universo Marvel, era davvero necessario inserire una retcon simile? Ovviamente no). Ignorando il fastidio la storia si fa leggere, leggera e scorrevole, a volte un po’ troppo. Pirati spaziali che contattano una nave sconosciuta in inglese (un minimo accenno a uno qualunque dei sistemi inventati dalla fantascienza per le comunicazioni interspecie pareva brutto? Almeno vedere Quill un filo stupito? niente), persone che se ne stanno nel vuoto spaziale con al massimo una maschera per l’ossigeno (e se Yondu è un alieno, Peter Quill si presume sia umano, e di sua inziativa lo vediamo forzare il portale di una nave spaziale, dall’esterno, indossando giubbottino e maglietta…), il cristallo che può condurre agli alieni che hanno ucciso la madre di Star-Lord (plausibilissimo, eppure Quill non ne mette mai in discussione la genuinità) e altre piccole idiozie sparse qua e là.

Di tutt’altro valore si rivela il primo ciclo di Rocket Raccoon e Groot, pubblicato sui numeri dal tre al cinque: Segreti del Mestiere. Rocket e Groot sono morti, e i nuovi eroi della serie sono Pocket Possum e il suo fedele compagno, Shrub. Nella loro prima avventura li seguiremo mentre, su commissione di un misterioso e altissimo individuo incappucciato dalla mandibola lignea, consegnano un altrettanto misterioso dono a Lord Rakzoon, il feroce dittatore con la folta coda e il musetto pelosetto. L’ovvia identità degli ultimi due personaggi ci condurrà all’odissea di Groot alla ricerca del compagno scomparso, e alla terrificante rivelazione su cosa sia davvero successo a Rocket, per trasformarlo in un feroce despota planetario. Storia appassionante e ricca di buon umorismo di Scottie Young, e disegni particolari e spigolosi di Filipe Andrade. Un esempio da manuale di come una storia leggera e senza particolari pretese possa essere ben scritta, che conferma Young come un ottimo autore completo (anche se qui si occupa solo dei testi). Unica nota negativa, rispetto all’edizione italiana, è sull’improvvisa decisione di tradurre il nome di Pocket Possum in Tasche (poi perchè al plurale?) nell’ultimo episodio, così a caso.

Complessivamente mi trovo combattuto, deluso da Star-Lord ma piacevolemente sorpreso da Rocket & Groot.

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